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COUPS DE CHANCE

di Lucia Guida  

Quel coup de chance capitò a Fiorenza all’improvviso e per vie del tutto inaspettate.
Non era mai stata fortunata al gioco e in vita sua aveva vinto un unico premio: una confezione di pistacchi tostati in occasione di una lotteria di Natale a cui aveva partecipato anche lei, organizzata dal Cral della ditta di suo marito. Un magro premio di consolazione tra settimane bianche, una mountain bike e un pacchetto benessere in una spa della zona. All’epoca, Dario l’aveva bonariamente presa in giro e la serata si era conclusa tra risate e coccole in camera da letto. Possedevano entrambi il mondo nel palmo di un’unica mano e lo sapevano alla perfezione. Tutto il resto contava davvero poco.
Il mese passato aveva aderito in ufficio a quella riffa di beneficienza perché credeva nella causa patrocinata da Olga, sua collega e attiva collaboratrice di una Onlus che si occupava di persone anziane in difficoltà. Il biglietto di carta sottile rosa che riportava il suo cellulare e un numero in serie era, quindi, finito nel portafogli tra mille minuzie legate alla sua quotidianità spicciola. Quel venerdì mattina era letteralmente caduta dalle nuvole arrivando al lavoro e trovando i suoi colleghi schierati in sua attesa mentre Olga le porgeva una busta invitandola ad aprirla.
– Ciao, Fiore! Guarda un po’ cosa c’è, oggi, per te…
Lei aveva obbedito stupita e si era meravigliata non poco leggendo la consistenza della sua vincita: un weekend in una prestigiosa villa d’epoca, Villa La Meridiana, a Santa Maria di Leuca, in Salento.
Le era toccato offrire un caffè a tutti tra una congratulazione e l’altra dei suoi colleghi, divisi tra la partecipazione sentita al suo colpo di fortuna e una punta d’invidia benevola nei suoi confronti.
Quella piacevole novità l’aveva messa di buonumore, non vedeva l’ora di condividerla con suo marito. Con un’idea sui generis che quell’insperata circostanza aveva contribuito a far nascere in lei: un disegno preciso che si era rafforzato a dismisura nell’attimo in cui aveva telefonato al titolare dell’agenzia di viaggi che aveva emesso il voucher.
Tornata a casa aveva preparato in poco tempo una cenetta semplice ma gustosa aspettando con una certa impazienza il rientro di Dario, dividendosi tra le incombenze di moglie e quelle di madre con la telefonata serale dedicata a sua figlia, studentessa in Erasmus a Marsiglia.
– Complimenti, mamma! Che cosa bella! Dài, dimmi la verità che non vedi l’ora di farti un bel viaggetto con papà – si era congratulata con lei la ragazza. E lei, suo malgrado, aveva dovuto ammettere a voce alta che sì, era proprio quello che aveva intenzione di fare.
Dario era arrivato con qualche minuto di ritardo rispetto al solito dandole un bacio leggero sulle labbra prima di abbandonare il suo zainetto di lavoro sulla poltroncina dell’ingresso.
– Che c’è per cena? – le aveva chiesto. E, senza aspettare la sua risposta, si era fiondato come d’abitudine sotto la doccia ben deciso a scrollarsi di dosso la fatica di quella giornata lavorativa intensa.
Avevano iniziato a cenare in silenzio, accompagnati dal ronzio della TV in sottofondo.
Portando in tavola una macedonia di fragole, Fiore non ce l’aveva fatta più a tenere il segreto.
– Indovina un po’…
– Cosa, amore? le aveva replicato distratto lui, alzando col telecomando il volume della televisione alla notizia di un episodio di cronaca che l’aveva particolarmente colpito.
Fiorenza non si era lasciata fuorviare dalla sua apparente indifferenza.
– Prepara il trolley, quest’anno il nostro anniversario lo trascorriamo in un posto speciale – aveva aggiunto con tono deciso.
Dario aveva continuato a seguire il reportage giornalistico di quel programma d’assalto che tanto lo aveva preso fino alla fine; poi aveva spento la TV e il soggiorno era piombato in un silenzio che li aveva avvolti in una cappa di indefinitezza.
– Dicevi, Fiore?
Lei aveva respirato a fondo e gli aveva esposto il suo programma in maniera più esplicita.
– Dicevo che quest’anno possiamo evitarci la solita cenetta a due per il nostro anniversario. C’è una novità – ed era partita col suo racconto condito di entusiasmo e di sorpresa per quel weekend provvidenziale piovutole dal cielo, descrivendo con dovizia di particolari quel viaggetto all’insegna del benessere psicofisico fatto di paesaggi mozzafiato, natura incontaminata e dimore d’epoca dotate di ogni comfort.
Lui l’aveva ascoltata in silenzio, senza commentare. Poi le aveva replicato scegliendo con cura le parole da usare.
– L’idea è fantastica, di sicuro. Peccato davvero che, per quel fine settimana di giugno che hai in mente, io sia impegnato qui in zona in una convention con il nuovo responsabile dell’area marketing della ditta – aveva concluso con appena un filo di esitazione.
Fiore lo aveva ascoltato delusa. La situazione che lui le aveva prospettato aveva avuto lo stesso effetto di una doccia gelata.
– Una convention? Non me ne avevi parlato per niente…
– Contavo di farlo stasera, è una notizia che risale solo a qualche giorno fa – aveva aggiunto lui lentamente, alzandosi e prendendo a sparecchiare.
Fiorenza ripensò a quell’isola felice che si era prefigurata in una manciata di ore. Lei e Dario non erano certamente una coppia di primo pelo (di ciò lei era più che consapevole!) eppure insieme erano riusciti a doppiare dignitosamente parecchie boe nell’istante in cui alla passione e alla frenesia iniziale erano subentrati affetto, rispetto e stima reciproci. Fece per aprire bocca per chiedergli qualcosa, ma lui continuò a parlare senza lasciarle via di scampo.
– Mi dispiace, Fiore. Stavolta è andata così. Festeggeremo quanto prima, promesso.
Il senso di profondo sconforto non ebbe, tuttavia, il potere di distoglierla da quel piano che pian piano e suo malgrado aveva preso una consistenza ben definita. In ufficio si guardò bene dal rifiutare quel giorno extra di ferie messo a sua disposizione con generosità dalla sua compagna di stanza, Marina, per aiutarla a concretizzare quella che, romanticamente, le era apparsa come fuga romantica a due.
Fiore partì da sola, in treno, all’indomani dell’inizio della famosa convention di Dario.
Quel progetto nato per caso e cresciuto con caparbietà si era fatto vittoriosamente strada. Non aveva affatto intenzione di rinunciarvi barattandolo con qualche ora trascorsa sulla spiaggia della città in cui abitava, né col costoso mazzo di rose che lui, ne era certa, le avrebbe fatto pervenire per sistemare le cose tra di loro.

Lecce l’accolse con la ricchezza austera delle sue chiese e dei suoi palazzi nobiliari in pietra calcarea. In attesa di prendere un pullman per raggiungere Santa Maria di Leuca si concesse il lusso di passeggiare all’ombra degli edifici antichi che ne abbellivano il centro storico e di pranzare velocemente scegliendo, tuttavia, con cura un locale nella suggestiva Corte dei Cicala, sorpresa sua malgrado dal suo spirito d’iniziativa.
Santa Maria di Leuca le fece dono al suo arrivo di un’atmosfera fané che non le dispiacque. Il borgo era incantevole come se lo ricordava quando da bambina trascorreva brevi periodi di villeggiatura ospite di amici di famiglia dei suoi; la costa rocciosa, degradante verso il mare con morbidezza, pareva rispondere perfettamente al suo stato d’animo attuale, bisognoso di equilibrio e di conferme.
Una volta arrivata a destinazione apprezzò la riservatezza con cui l’addetto alla reception si fece bastare la spiegazione che probabilmente suo marito, con cui aveva inizialmente pianificato di pernottare in loco, non avrebbe fatto in tempo a raggiungerla.
Decisa a far fruttare al meglio il suo soggiorno, si riposò in camera tra la frescura delle lenzuola di lino bordate di pizzi fatti a mano, dando uno sguardo distratto ai messaggi e alle chiamate che l’avevano raggiunta, a cui rispose con un laconico ‘Sto bene. A presto’ mentre i suoi occhi rincorrevano pensieri attraverso le sottili lame luminose che filtravano dalle persiane accostate con cura.
Pochi minuti ed era già in cammino verso Punta Mèliso, costeggiando senza fermarsi il porto turistico affollato di natanti di varia dimensione. La sua esigenza di essenzialità si incontrò perfettamente con la scabra bellezza della costa e lei avvertì l’urgenza di trovarsi di fronte al mare aperto spingendosi fino al santuario di Santa Maria de Finibus Terrae di Castrignano del Capo, in equilibrio perfetto tra oriente e occidente. Respirò aria di mare pura e rigenerante mentre guardava pensosa il faro, bianco e slanciato verso l’alto, alla sinistra della basilica. Non sapeva quanto di metaforico tutto ciò rappresentasse per lei ma godette di quell’istante fino a quando la luce del giorno glielo consentì.
Tornò in residenza in tempo per dedicarsi alla cena che aveva ordinato per sé con l’aiuto del concierge in un ristorantino a pochi passi dalla Villa.
Fiorenza si abbigliò con cura quella sera. Indossò un abitino di lino e seta smeraldo longuette semplicissimo impreziosito da gioielli etnici al collo e ai lobi, lasciando sciolti sulle spalle i capelli castani che di solito portava raccolti in ufficio per questioni di praticità. Completavano la sua mise un paio di sandali bassi dalla fattura artigianale, eleganti e comodi. Aveva lasciato in albergo il cellulare e si era portata l’essenziale in una sacca di seta grezza rubata dall’armadio di sua figlia che l’aveva acquistata durante un viaggio in India come cooperante.
Al tavolo gustò una cena semplice e tipica scelta sul menu con minuzia, concentrandosi sulle prelibatezze locali a base di pescato. Il cibo era uno dei piaceri della vita, e allora perché non approfittarne degnamente? Di quella vacanza rubata a caro prezzo allo scorrere dei giorni lento e ripetitivo voleva godere fino all’ultima goccia. ‘Mustazzolo’ incluso, un inconsueto dolce a base di vin cotto in cui riconobbe l’aroma inconfondibile e particolare della cannella e la dolcezza discreta del miele, servito con una nuvola di crema alla vaniglia.
Il locale era popolato da un paio di comitive e da qualche coppia. Gli unici avventori in solitaria erano lei e un uomo di mezza età dall’aspetto giovanile, vestito in modo casual ma ricercato. Fiore distolse il suo sguardo da quello del suo compagno nell’attimo in cui si rese conto di aver suscitato il suo interesse.
Ma le circostanze decisero per lei nell’attimo in cui il cameriere le portò un bicchierino ricolmo di liquore ambrato.
– Un piccolo omaggio dal signore laggiù, una lacrima de ‘Le Ricordanze’, un vino passito locale. Ottimo accompagnamento per il suo mustazzolo.
Fiorenza incontrò lo sguardo cordiale del suo compagno che alzò verso di lei un bicchierino ricolmo della stessa bevanda.
Sorrise per ringraziarlo e iniziò a sorseggiare il vino liquoroso, dolcissimo e dal tono robusto.
In circostanze diverse si sarebbe schermita e non avrebbe accettato per nessun motivo le profferte di un perfetto sconosciuto, ma quella sera sentiva di poter osare qualcosa di diverso. Era uno dei privilegi della maturità, concluse, stabilendo di non indagare oltre sull’intraprendente disinvoltura che l’aveva afferrata.
Pagò il conto e decise di regalarsi una breve passeggiata nell’aria tiepida e profumata della notte.
– Di passaggio a Santa Maria per il fine settimana?
Scoprì che ad affiancarla con passo morbido e rapido era stato il bel tipo del ristorante. Lei lo guardò con una punta di ironia, per nulla spaventata. Era curiosa di sapere dove sarebbe andato a parare.
– Esattamente. Riparto a breve – gli concesse stringata.
– Presumo viaggio di piacere.
– Proprio così – gli rispose ostentando la mano sinistra in cui riluceva il solitario che Dario le aveva regalato in occasione del loro primo anniversario, quello in cui lei con orgoglio massimo gli aveva annunciato di essere incinta.
L’altro abbozzò un mezzo sorriso dando prova di aver mangiato la foglia ma non mollò la presa.
– Io sono qui appositamente. Quando vengo per lavoro a Lecce mi regalo sempre un soggiorno sulla costa ionica o adriatica. È il mio personale modo di volermi bene – le disse con semplicità.
– Volersi bene nella vita è importante – gli concesse lei, suo malgrado colpita dal tono di quelle parole, continuando a passeggiare in quell’atmosfera serale così suggestiva, sospesa tra mare e terra.
Percorsero insieme la riviera costeggiata dalle sedici ville d’epoca che lo avevano reso così celebre schierate come debuttanti al loro primo ballo, parlando del più e del meno e scoprendo di possedere più di un’affinità. Fiorenza rise di gusto alle battute del suo nuovo amico. Finì che tirarono sino a tardi mentre i loro passi rimbombavano sul selciato oramai deserto.
– Io sono arrivata. Grazie per la serata – gli annunciò lei, fermandosi davanti al cancello in ferro battuto di Villa La Meridiana.
– Sei stupenda, lo sai?
Lui le sorrise e le si avvicinò.
Ama ci t’ama, e cci nu t’ama, lassalu… ama chi ti vuol bene e lascia perdere chi non te ne vuole. Chiudendo gli occhi e offrendosi a lui per essere baciata, lei si chiese invano dove avesse mai sentito in passato quell’antico proverbio salentino.

Fiorenza si svegliò stiracchiandosi con voluttà.
Nonostante l’ottima cena e le emozioni della sera precedente aveva dormito a lungo.
Un’occhiata rapida all’orologio le confermò che se si affrettava avrebbe potuto fare colazione in hotel prima di iniziare il dettagliato programma stilato per quel particolare sabato di giugno. Aveva deciso di concedersi una mattinata pigra e di oziare nei paraggi, valutando la possibilità di affittare un’utilitaria per spingersi nel pomeriggio verso Gallipoli.
– Ciao, Fiore.
Avrebbe riconosciuto tra mille il timbro basso e suadente della voce di quell’uomo poggiato al muro di recinzione dell’antica Villa.
– Ciao, Dario. Hai…
– …disertato la convention e guidato come un matto dall’alba di stamattina? Sì, l’ho fatto. Dopo aver trascorso una delle notti più lunghe della mia vita annusando il tuo odore tra le lenzuola.
Fiorenza lo guardò con un misto di fastidio e di tenerezza, ripensando ai bei momenti tra di loro e agli impasse che pure c’erano stati, alle tante fermate e alle ripartenze del loro sodalizio più che ventennale.
Lui le porse un papavero, strappato da una fessura di un muretto a poca distanza da lì.
– Buon anniversario.
Lei lo prese e se lo mise nell’asola del primo bottone del prendisole vintage. Poi gli accarezzò il mento con un accenno di barba e lo baciò sulle labbra, annusando il suo odore di uomo misto al dopobarba con cui lui si era asperso il viso. Un pensiero veloce andò a ciò che non si era compiuto solo poche ore prima nell’attimo in cui il suo sconosciuto ammiratore le aveva sfiorato il viso con un fiore di buganvìllea chiedendole di passare la notte insieme e lei gli aveva risposto di no. Quanto tempo era trascorso? Una vita intera, si disse.
– Buon anniversario a te, Dario. Bentornato.