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Il vino a grandi lettere

Il vino in letteratura è stato in più occasioni protagonista di memorabili scene, raccontato da celebri scrittori che ne hanno spesso subìto in prima persona il fascino.

Carlo Goldoni, nella sua commedia “La locandiera”, utilizza il vino come metafora per esprimere le caratteristiche dei personaggi maschili che incontrano Mirandolina, la protagonista: l’altezzoso Cavaliere è così associato al robusto Borgogna, lo spiantato Marchese al vino di Cipro, e l’illustre Conte alla Malvasia; Mirandolina stessa incarna il binomio vino-eros, e alla fine del secondo atto brinda con gusto a suggello del proprio ruolo di seduttrice.

In tempi più recenti, George Simenon ha trasmesso al personaggio del Commissario Maigret tutta la propria smisurata passione per il vino (si racconta che ne bevesse due bottiglie al giorno!): il Vino Bianco della Loira è costante compagno delle indimenticabili indagini del Commissario.

Per non parlare dell’investigatore Pepe Carvalho di Manuel Vázquez Montalban, che non disdegna di indulgere ai piaceri della buona tavola e del vino, in particolare quello della Rioja e della Ribera del Duero.

E poi c’è Roald Dahl, scrittore inglese di origini norvegesi, famoso per i suoi libri per bambini (i dispettosi Gremlins ‘adottati’ da Steven Spielberg furono parto della sua fantasia, così come La fabbrica di cioccolato), ma che i più curiosi lettori conoscono anche per alcuni straordinari racconti del mistero.

Tra questi ne va segnalato uno intitolato “Palato”, del 1949, impossibile – se letto – da dimenticare.

Dahl era un appassionato di vino, soprattutto del Bordeaux: alla sua morte, nel 1990, la vedova si ritrovò a gestire una cantina di 30.000 bottiglie di grandissimo valore.

Nel racconto “Palato” ci narra di una cena in cui l’anfitrione fa di tutto per irretire l’ospite – un noto buongustaio un po’ pomposo – con piatti succulenti, accompagnati da un vino ‘mascherato’, che quest’ultimo dovrà tentare di svelare. Ma il gioco nasconde un sotterfugio.

Per venti pagine Dahl ci tiene sulla corda, con una perfetta satira del gergo dei tastevin.

L’esperto si sente tanto sicuro di indovinare il vino, da proporre al padrone di casa una scommessa, il cui premio sarà la mano della figlia. Una proposta decisamente assurda, accolta dalla famiglia con sdegno, ma che lo sfidante si sente di accettare perché immagina che, per quanto competente, l’ospite non potrà mai avere la soluzione esatta dell’indovinello.

E invece, questi, dopo svariate moine e circonlocuzioni tanto per prendere tempo e aumentare il pathos, scodella la risposta esatta: il vino è un Saint-Julien Château Branaire-Ducru del 1934. Sorpresa, sgomento, fin quasi terrore, negli occhi di tutti i partecipanti alla cena: il vino è proprio quello!

Il finale, esilarante, vede il nostro esperto alle prese con il padrone di casa, che ha scoperto il suo sotterfugio. Ma non vogliamo svelarvi di più, per non rubarvi l’eventuale piacere della lettura.

ASCOLTA AUDIOLIBRO >> https://youtu.be/QAt6E2j6NC0

un elegante tavola da degustazione